Il fascino della creatività, l’Intervista a Francesco Paura

Il rapper si racconta nell’intervista: «Esorcismo, la musica è una espressione creativa che va esternata. Se hai attitudine non puoi farne a meno!»

di Mattia Pavanetto

 

Abbiamo intervistato per voi Francesco Paura, all’anagrafe Francesco Curci, membro storico della rinomata crew dei 13 Bastardi e successivamente noto per la sua carriera da solista ed il progetto con Clementino e DJ Tayone, iVideomind. Abbiamo parlato di politica, tecnologia, del suo percorso dagli anni in cui tutto questo ebbe inizio per arrivare alla scena attuale. Ecco le nostre domande…

 

Nasci come writer nel 1991, nel 1993 le prime rime.Quali sono le tue principali influenze musicali che tuttora ti ispirano?

Francesco Paura: Devo essere sincero. Le prime rime nascono ben prima, negli ultimissimi anni ’80 dopo essere stato ispirato pesantemente da quel giovanissimo Jovanotti che, mentre spopolava con la sua “Gimme Five” (“Then you got to do it!“, quella magica estate 1988), facendo il disc jockey passava i videoclip dei De La SoulPublic Enemy e Run DMC. Parlo di ispirazione perché’ quello che ascoltavo è ciò che poi avrei fatto, ma chi realmente mi ha influenzato è stato mio zio con la sua passione per la musica buona, vedi Pino Daniele ad esempio. Aggiungiamo poi un pizzico di curiosità per questa cultura dettata dalla Base Nato di Napoli (Allied Joint Force Command) ed il piatto è pronto, la mia voglia di fare rap esplose così prima come writer e poi come paroliere.

Oggigiorno mi ispirano artisti d’oltreoceano noti come Kendrick Lamar,Pusha TAnderson. Paak e alle produzioni come potrei non citare Kanye Omari West.

 

Octoplus 2006, Slowfood 2013 ed infine Darkswing 2015. Come nascono i tuoi brani? 

Francesco Paura: Citerò Neffa, “La musica mi detta le parole!” (da “Aspettando Il Sole“, 1996). Parto infatti dalle strumentali, nel rap mi faccio trasportare dalla musicalità. Il boom bap è fondamentale, da lì inizia tutto e le rime devono uscire con grande naturalezza per quanto mi riguarda.

Se mi dovessi chiedere a che tipo di animale assomiglio risponderei “da studio”. La prima fase la curo da solo per poi rinchiudermi con i giusti musicisti per dare forma agli arrangiamenti e ad un suono eterogeneo che mi possa convincere, solo allora posso uscire dallo studio!

 

Questi titoli sono composti da una sola parola, facili da ricordare, c’è qualcosa dietro a questo?

Francesco Paura: Sono un designer di professione, sarà la creatività unita a quella ricerca particolare di gusto fonetico. Diciamo che mi piace dare una doppia chiave di lettura per ogni disco, coniando nuove terminologie che lo descrivano al meglio. Prendi “Octoplus“, a qualcuno verranno subito in mente i Gentle Giant con “Octopus” (1972), il mio plus sta’ per la votazione: “otto” e “più'”. 

Con “Slowfood” il concetto è più chiaro, in un’epoca dominata dalle catene di  fast-food ho voluto dare un significato di “lento processo” per una musica che non vada “velocemente” dimenticata, come molto spesso accade nelmainstream moderno.

Darkswing” unisce infine l’oscuro, quel gusto per il notturno, con quello stile swing nell’andare su e giùavanti ed indietro, sulla battuta. 

 

Francesco, in un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più: una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Francesco Paura: Dipende dalle aspettative dell’artista. Oggigiorno molti like significano popolarità, a quale artista dispiacerebbe vivere di musica!? Sicuramente la fama non deriva solo da un buon disco ma sono allo stesso tempo due aspetti importanti: qualità del prodotto e quantità di seguaci.

 

L’aspetto positivo del fare musica? 

Francesco Paura:  “Esorcismo”, la musica è arte, è una espressione creativa che va esternata. Se hai attitudine non puoi farne a meno, lo devi fare per stare bene con te stesso.

Ora ne vogliamo almeno uno negativo!

Francesco Paura: La frustrazione per le aspettative non appagate in pieno. Quanti artisti emergenti con della gran buona musica, di qualsiasi genere, rimangono nell’anonimato anche dopo averle provate tutte? Purtroppo mi rendo conto che questo è normale ma per molti può essere proprio l’aspetto più negativo, credetemi.

 

Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Francesco Paura: Scelte personali. Per quanto riguarda me e quanto scrivo posso dire che approvo il tutto purché’ nei minimi termini. Il rap nasce dal basso, è sociale e di una valenza importante! Con la musica esprimi la tua convinzione, questi testi devono essere politici. Chiunque è politico a modo suo, con delle differenze ovviamente, prendi un mio brano e prendine uno dei miei amici 99 Posse e troverai giustamente una differenza abissale per ciò che riguarda l’esporsi politicamente, non che io non lo faccia!

 

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Francesco Paura: Non esiste più tramite, la mediazione è artista-pubblico, c’è stato un avvicinamento enorme. Ai tempi per sapere cosa era successo il mese prima alla tua star del cuore dovevi aspettare settimane e l’uscita in edicola del tuo magazine preferito. Oggi basta aprire una applicazione che sai cosa succede in tempo reale, in diretta appunto.

L’aspetto positivo sulla identità artistica è che l’artista arrivato oramai apre la propria etichetta ed usa la major discografica come semplice distributore.

Guardando l’altro lato della medaglia dei social network bisogna essere onesti e parlare dell’appiattimento culturale, un “analfabetismo funzionale” (specie da parte del pubblico) che come una piaga dilaga, tuttologi del nulla che nascono come funghi nel bosco…

Ricordo quando facevo un’ora di treno per arrivare a Napoli Centro, comprarmi il disco e godermi il supporto fisico finche’ non arrivavo a casa a Camposano per metterlo in play a ripetizione: era vero amore, era attesa, era di una emozione indescrivibile per chi non ha potuto mai provare una esperienza simile.

Guarda oggi come sono cambiate le cose, è tutto a portata di click e gli ascoltatori spesso skippano le tracce senza nemmeno capire che cosa veramente sia quel brano, c’è una recezione effimera della musica ed il mercato ne sta sicuramente pagando le conseguenze.

 

Cosa pensi del Crowdfunding? E’ davvero utile per i musicisti?

Francesco Paura: Idea fantastica, strumento utile ed iniziativa positiva, poi dipende da come viene utilizzato, come tutte le cose del resto. Fortunatamente non ne ho avuto la necessità ma conosco artisti che non avendo la disponibilità economica immediata hanno ritrovato nel crowdfunding un’arma vincente, quindi: ben venga!

 

Cosa ne pensi dei nuovi rapper italiani e della trap?

Francesco Paura: La trap… quella italiana non la seguo, ad essere sincero conosco i nomi perché’ mi arrivano (si ringraziano i social appunto!). Sicuramente posso parlare molto bene dei producers/beatmakers ma per quanto riguarda i rappers non posso dire che mi comunichino più di tanto, sarà perché’ è una musica che non fa parte della mia generazione, il gapgenerazionale e’ sicuramente incisivo in tutto questo.

Sono però un grande estimatore di quella internazionale, vedi ad esempio il già citato Kendrick Lamar e alcuni artisti della sua etichetta Top Dawg Entertainment (TDE), tra tutti Quincy Matthew Hanley in arte Schoolboy Q.

 

Francesco, per concludere, stai già pensando al nuovo album?

Francesco Paura: Onestamente sono abbastanza fermo, il mio lavoro, che grazie a Dio funziona, non mi permette di dedicarmi molto a questa passione ma posso semplicemente dirvi questo: non ho assolutamente intenzione di fermarmi! 😉

 

27 settembre 2018

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